Mi sono svegliato che mi tenevi per mano. Eravamo in un campo di papaveri: tante piccole macchie rosse spruzzate su una tela verde sbiadita. E mi tenevi la mano. Il mio cervello, annebbiato da un’anestesia cosciente, non riusciva a connettere né tantomeno a formulare parole. Capivo solo la presa della tua mano sulla mia. E poi, nella mia testa, lontano dai papaveri e dal sole a picco, lontano dalla tua mano che tentava di tenermi ancorato al presente, lontano dall’erba pallida, la battaglia. Uno stridore di armi che mi rendeva pesanti le palpebre; urla sopra il clangore; dolore acqueo. Uno spasmo indefinito da qualche parte nelle mie viscere mi ha fatto accorgere che qualcosa mi corrodeva dentro, tentando di sbranarmi e ridurmi a brandelli dall’interno. Una moltitudine di lividi pulsava sotto la mia pelle e in uno sforzo immane ho tentato di tenere gli occhi aperti per osservarli splendere sul mio corpo. Ma niente. Mi tenevi ancora la mano, ma ciò nonostante ad ogni secondo continuavo a perdere sempre più il contatto con la realtà. Le mie dita scivolavano tra le tue e tu non te ne accorgevi. Io cadevo in un precipizio e tu non te ne accorgevi. Io venivo sconfitto dai miei stessi pensieri e tu non te ne accorgevi. |






















































